"Io non ho paura" di Niccolò Ammaniti - di Silvia D'Addessa

Io non ho paura è un romanzo di Niccolò Ammaniti, pubblicato nel 2001, dal quale è stato tratto anche un film diretto da Gabriele Salvadores.
La storia è ambientata  nell'estate calda del 1978, in un paese del Sud Italia, Michele Amitrano è un ragazzo di 9 anni, ama stare con i suoi amici e girare in bici per i campi di grano, seguito dalla sorella Maria. Un giorno per caso, scopre dentro un buco sottoterra, un bambino legato che sembra morto ma non lo è, il ragazzo diventa amico del bambino, di nome Filippo,al quale porta sempre cibo e acqua. Il padre di Michele, un camionista, ritorna a casa con un suo amico, Sergio, un milanese, che non ispira simpatia a Michele. In seguito il ragazzo scopre che i suoi genitori insieme a Sergio e altre persone, hanno rapito Filippo per estorcere denaro, a causa della povertà. Spaventato Michele confida il segreto del bambino a Salvatore, il suo migliore amico, che lo tradisce spifferando tutto a Felice Natale(anche lui fa parte dei rapinatori), un giovane violento e pazzo. Quindi a Michele viene vietato di incontrare Filippo, però ormai si è affezionato, quindi Michele lo cerca ancora, ma nel buco non lo trova più e Salvatore, pentito di quello che ha fatto,  gli dice che l'hanno cambiato di posto e quando scopre che la banda lo vuole uccidere si precipita a salvarlo. Convinto di non avere paura, Michele va nel nuovo posto, fa scappare Filippo ma lui rimane incastrato e suo padre, arrivato lì e non riconoscendolo, gli spara alla gamba. Inseguito  arriva un elicottero e il padre invece di scappare rimane a piangere e a  chiede aiuto.
 Il libro affronta il tema della criminalità, portata dalla troppa povertà del sud Italia, niente può fermare questi criminali, neanche un bambino indifeso. A questo proposito il libro vuole affermare che la paura è un
sentimento che non deve essere provato per riuscire a fronteggiare l'ingiustizia e la crudeltà, infatti Michele pur essendo un po’ timido, si fa forza per salvare Filippo, senza pensare ai pericoli, senza pensare appunto di avere paura.                                                                                                                                                 La scelta di usare il punto di vista di un bambino  penso che sia molto utile per trasmettere profonde emozioni e riflessioni.

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