Clownterapia - di Andrea Brazzoli

“Se si cura una patologia o si vince o si perde. Se si cura una persona vi garantisco che si vince, qualunque esito abbia la terapia” (H. Patch Adams). A partire da questa affermazione rifletti sull’incontro di Clownterapia al quale hai partecipato. Esponi brevemente la storia, gli obiettivi e i luoghi in cui opera la Clownterapia. Racconta la tua esperienza e motiva le tue opinioni e conclusioni al riguardo.

Qualche settimana fa io e i miei compagni di classe abbiamo avuto modo di partecipare ad un incontro di Clownterapia, presso il Centro Congressi della Provincia, In Via Corridoni, a Milano.
Alcuni clowns e dei responsabili delle rispettive strutture ospedaliere in cui essi operano ci hanno mostrato praticamente e descritto come viene effettuata la Clownterapia.
Essa venne ideata e utilizzata dapprima da Hunter Patch Adams, medico e attivista statunitense, che nel 1971, dopo essersi lasciato alle spalle una giovinezza difficile e travagliata, condizionata da una grave depressione, riuscì a fondare il “Gesundheit! Institute”, una comunità di assistenza sanitaria libera e gratuita, basata sul rapporto di parità tra medici e pazienti.
Nel corso degli anni questa associazione si è poi spostata in varie parti del mondo per poter soccorrere quanti più bisognosi, sia a livello fisico che psicologico.
Personalmente credo che questo modello di assistenza sanitaria, e insieme una tale concezione della vita e del dolore, siano da ritenersi fortemente innovativi, ma soprattutto umani nella loro condivisione con i malati.
A tal proposito mi sento di riportare una frase affissa all’ingresso della comunità del Dott. Adams: “Per noi guarire non è solo prescrivere medicine e terapie, ma lavorare insieme condividendo tutto in uno spirito di gioia e cooperazione. La salute si basa sulla felicità, la soddisfazione nel lavoro e l’estasi della natura delle arti”.
Questa frase mi ha spinto a varie riflessioni. Sono convinto che per riuscire ad apprezzare la vita ci si debba innanzitutto convincere della sua precarietà e dell’inevitabile incertezza che porta con sé, perché la sua essenza, quella che probabilmente noi chiamiamo felicità, si cela nella qualità del vivere e non nella sua quantità. Pertanto credo che anche la medicina, avendo come obiettivo principale quello di migliorare l’esistenza delle persone, laddove tralascia questi concetti basilari, rischi di ridurre l’esistenza dei pazienti ad un susseguirsi, privo di senso e ragione, di attività, che stento a definire salute e tantomeno vita.
In definitiva trovo che il convegno a cui ho assistito sia stato particolarmente interessante. Sono lieto ed entusiasta prima di tutto di aver avuto la possibilità di avvicinarmi all’attività di volontariato, che desta spesso una certa attenzione in me, dei clowns conosciuti, dietro la cui passione si nascondono i volti delle persone che, dopo tanto tempo, hanno riacquistato il sorriso.
TEMA DI PSICOLOGIA – CLOWNTERAPIA
Andrea Brazzoli  - II F

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