Clownterapia - di Maddalena Crivellente

La clownterapia è nata in America negli anni settanta. Il suo ideatore è il dottore Hunter “Patch” Adams, che dopo una vita drammatica, arrivato quasi al punto di uccidersi, capì che la sua strada doveva essere quella di aiutare il prossimo e così ricominciò gli studi per laurearsi in medicina. Ancora durante gli sudi notò come un semplice sorriso potesse migliorare la qualità di vita del paziente, come potesse curare la persona stessa e rendere la permanenza in ospedale più sopportabile e divertente, accompagnandola nei momenti più difficili. Patch e altri universitari che col passare del tempo si erano legati a lui, andarono contro a tutti quei medici che non li sostenevano e soprattutto contro al decano Walcott, che li aveva addirittura portati davanti a un giudice, poi perdendo, poiché riteneva la loro condotta cattiva e sbagliata.  Patch e gli altri, vincendo ogni avversità, si laurearono e raggiunsero il loro obiettivo: aprire una clinica gratuita per i più poveri, introducendo così un nuovo modo di rapportarsi con il paziente, sistema che sarà destinato a diffondersi nel resto del mondo.
La clownterapia consiste, come ci insegna la storia, nel curare la persona, non solo la patologia, ossia nel migliorare la qualità della vita.  Ora la clownterapia viene applicata sia per soggetti anziani e adulti, ma soprattutto in ambito pediatrico, sia per aiutare i bambini ad affrontare momenti difficili, ad affrontare la paura dei dottori e a passare il tempo in ospedale, che spesso diventa triste, monotono e noioso; sia per aiutare i genitori a rimanere forti davanti alle malattie dei figli, ad “evadere”, a vedere il figlio e non più per tutto il tempo il bambino malato, riprendendo più speranza.
Per diventare clown-dottore bisogna fare un corso, aperto anche ai volontari (non medici), per imparare a relazionarsi con i pazienti, ma soprattutto bisogna essere forti e coraggiosi, perché, ogni giorno, ci si trova davanti a persone malate e a volte le si accompagna nei loro ultimi momenti. Io e la mia classe abbiamo incontrato quattro clown-dottori, i quali ci hanno dato prova della loro simpatia ed efficienza della clownterapia. Infatti secondo me il “riso” oltre a rendere l’ambiente ospedaliero più “divertente” e piacevole, sia per i pazienti che per chi ci lavora, rende più rapido il percorso di guarigione, riduce lo stress e rafforza l’organismo, riuscendo a sopportare così il dolore, fisico o psicologico. Secondo me la clownterapia è molto utile e importante, non solo per il paziente, ma anche per tutta la famiglia, in quanto si stabilisce un rapporto umano, di fiducia e confidenza, tra il malato/famiglia e i dottori, mentre, spesso, è distaccato e professionale. La clownterapia aiuta il bambino a continuare a sognare, ad utilizzare la fantasia e l’immaginazione, nonostante si trovi in ospedale e a lottare contro la malattia, oppure facendo compagnia al paziente nei suoi ultimi giorni.

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