"Il cavaliere inesistente" di Italo Calvino - Maddalena Crivellente 2^F

Questo libro è ambientato nel Medioevo, durante il periodo di Carlo Magno e delle crociate. Il narratore è Suor Teodora che si rivelerà poi Bradamante, la ragazza-soldato che si innamora del protagonista Agilulfo e come ogni altra suora in convento, le viene "assegnato" un dovere da compiere: scrivere appunto il racconto di Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citerione e Fez, nonchè il Cavaliere Inesistente.  Agilulfo viene chiamato così perchè è un'armatura vuota, tenuta su dalla forza di volontà e dalla fede nella santa causa che spinge tutti a combattere le crociate.  La prima parte del racconto si svolge soprattutto nell'accampamento, dove si vede il giovane Rambaldo che, andato in guerra per vendicare la morte del padre per mano di un saraceno, sceglie come "mentore" il Cavaliere Inesistente e si vede come sia una delle poche persone a volerlo al proprio fianco, dato che non è voluto bene dagli altri cavalieri,  a causa del suo essere sempre attento alle regole e attaccato alla verità.  La prima parte occupa anche il primo scontro con i Saraceni dove Rambaldo incontra Bradamante e se ne innamora dopo che lei gli salva la vita.
La seconda parte riguarda la partenza di Agilulfo in cerca della verità per accertarsi che la sua carica di cavaliere non fosse, dato che era stata messa in dubbio da un cavaliere, Torrismondo, il quale sosteneva che Sofronia, la giovane fanciulla vergine salvata molti anni prima dal Cavaliere, in realtà non fosse vergine, anzi lui stesso era suo figlio e, secondo il racconto, suo padre sarebbe stato un componente del Sacro Ordine dei Cavalieri del San Gral.  Così oltre alla partenza di Agilulfo si verifica anche quella di Torrismondo, che aveva messo in dubbio anche le sue discendenze nobili, ma, che se si fosse fatto riconoscere come figlio del Sacro Ordine del San Gral in generale avrebbe mantenuto la sua carica.   Partì anche Bradamante,  seguendo il suo amato Cavaliere Inesistente, dato che senza di lui non trovava più alcun valido motivo per restare all'accampamento e, inoltre, seguendo la sua amata partì anche Rambaldo.  Agilulfo, nel suo viaggio viene accompagnato dal suo scudiero Gurdulù, che gli era stato assegnato dallo stesso Carlo Magno, incuriosito dal fatto che, a differenza del suo padrone che non c'è ma sa di esserci, lui non sa di esserci ma c'è. Durante il viaggio il Cavaliere e Gurdulù vengono ospitati per una notte da una giovane dama, di nome Priscilla, che si innamora di Agilulfo ma che la mattina dopo lo lascia andare per la sua strada.   Il Cavaliere e il suo scudiero approdano poi in Inghilterra, dove si trova il convento nel quale Sofronia era stata mandata, ma scopre, vedendolo completamente distrutto, che le monache erano state portate in Marocco come schiave.  Trovarono così un imbarcazione e giunti in Marocco scoprirono che Sofronia era stata data al sultano come una delle sue tante mogli e che oggi era il primo giorno in cui il sultano andava a fare visita alla sua nuova moglie.  Agilulfo, giunto al palazzo del sultano, riuscì a scappare con Sofronia e il Cavaliere la fece rifugiare in una caverna, mentre lui andava a testimoniare da Carlo Magno e gli altri cavalieri e per portarli poi alla vera e propria prova vivente della validità della sua carica.  Torrismondo, nel frattempo, era giunto nella terra di Curvaldia, nella cui foresta si trovava il Sacro Ordine che però non poterono riconoscerlo come figlio ma gli proposero di rimanere e entrare a far parte dell' Ordine.  Torrismondo accettò ma quando giunse il giorno della riscossione dei tributi, gli abitanti di Curvaldia non avevano nulla da dare loro, essendo molto poveri.  I cavalieri del Sacro Ordine, si infuriarono e attaccarrono gli abitanti, uccidendoli senza pietà. Torrismondo confuso, difese i contadini e riusci a far ritirare i Cavalieri, venne così nominato conte di Curvaldia, ma per pensare, si rifugiò in una caverna, la stessa in cui si trovava Sofronia e trascorse una notte insieme a lei, ignaro dell'identità della donna.  Vennero scoperti da Carlo Magno e gli altri cavalieri che rivelarono a Torrismondo l'identità della donna.   Agilulfo, a causa di un malinteso, se ne andò, pensando che il suo titolo di Cavaliere fosse falso.  Sofronia però prese parola e raccontò loro la verità, cioè che lei era la figlia del re di Scozia e della sua prima moglie, mentre Torrismondo era figlio della seconda moglie e del Sacro Ordine dei Cavalieri del Gral, che aveva avuto durante l'assenza del marito in guerra.  Però al ritorno del re, fece in modo di abbandonare Sofronia con il piccolo Torrismondo nel bosco, per non raccontare la verità al marito e dicendogli che la figlia era fuggita dal castello, per dare alla luce il figlio figlio illegittimo.  Dopo diversi anni di vita nel bosco, con in fratellastro, con cui non aveva nessun legame di parentela, Agilulfo la salvò da dei briganti e riportata a palazzo, dove venne spedita in convento e Torrismondo venne ritrovato e  riconosciuto dal re e dalla regina di Cornovaglia come loro figlio, per non infangare la stirpe di reale di Scozia.  Quindi ella era stata vergine fino a quella notte nella caverna e la carica del Cavaliere Inesistente era autentica.  Perciò, Rambaldo, giunto lì anche lui assieme agli altri cavalieri, si inoltrò nel bosco in cerca dell'amico Agilulfo e per riferirgli la buona notizia, ma trovò solamente la sua armatura sparsa nei vari pezzi sotto ad una albero e un biglietto che attestava il fatto che il Cavaliere avesse lasciato la sua intera armatura al giovane ragazzo.  Sofronia e Torrismondo, poi, celebrarono le nozze e andarono a vivere in Curvaldia, che nel frattempo era rifiorita.  Mentre, negli anni seguenti, Rambaldo, nelle varie battaglie, indossò l'armatura dell'amico, rendendogli onore.  Rincontrò anche Bradamante che lo accolse con calore, pensando che fosse il vero Agilulfo, ma quando scoprì la verità fuggì presa dall'enorme dolore.  Alla fine del libro Suor Teodora racconta dell'arrivo di un giovane a cavallo al convento, Rambaldo, che aveva cercato la sua amante per lunghi anni, e si scopre che la suora stessa era Bradamante, rifugiatasi precedentemente in convento e che nel frattempo si era accorta di amare quel ragazzo.  Così, Bradamante, nonché Suor Teodora, fuggì insieme a Rambaldo.  Secondo me, questo racconto, può riferirsi alla ricerca di noi stessi, come la rappresentano Agilulfo o anche Torrismondo.  Anche se può sembrare un racconto banale in realtà è profondo e molto bello.
Maddalena Crivellente                 2^F

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